SUB FIGURA CLXXV
(Convertito in e-text da amore.eterno)
0. Questo è il Libro dell'Unione con una
particolare Divinità per mezzo della devozione.
1. Considerazioni davanti alla Soglia. Innanzi tutto, la
scelta di una particolare Divinità. Non è cosa di grande
importanza, purché tu ne scelga una consona alla tua natura più
alta. Comunque tale metodo non è adatto per dei austeri come
Saturno, o intellettuali come Thoth. Ma per le divinità che di
per se stesse partecipano dell'amore, è un metodo perfetto.
2. A proposito del metodo fondamentale di questa Arte Magica.
Il devoto consideri bene che, per quanto Cristo e Osiride siano
uno, il primo deve essere venerato con riti cristiani, il secondo
con riti egizi: e questo benché gli stessi riti siano
equivalenti dal punto di vista cerimoniale. Tuttavia, deve
esservi un simbolo che proclami la trascendenza di tali
limiti; e anche per quanto riguarda la Divinità, deve esservi una
affermazione della sua identità sia con tutti gi altri dei
analoghi di altri popoli, sia con l'Essere Supremo, del quale
sono tutti riflessi parziali.
3. A proposito del luogo principale di devozione. Questo
è il Cuore del Devoto e deve essere rappresentato simbolicamente
dalla stanza o dal posto che ama di più. E il punto che più gli
è caro, in tale luogo, sarà il sacrario del suo tempio. Sarebbe
molto opportuno che il sacrario fosse cinto da boschi, o da un
boschetto privato, o da un giardino. Sia comunque protetto dai
profani.
4. A Proposito dell'Immagine della Divinità. Vi sia
un'immagine della Divinità; innanzi tutto perché, nella
meditazione, serve a indurre l'attenzione; e in secondo luogo
perché un certo potere vi penetra e vi permane in virtù delle
cerimonie; almeno così è detto, e Noi non lo neghiamo.
L'immagine sia la più bella e perfetta che il devoto è capace
di procurarsi; ma se è in grado di dipingerla o di scolpirla
egli stesso, sarà anche meglio. In quanto alle Divinità con la
cui natura non è compatibile alcuna Immagine, vengano adorate in
un sacrario vuoto: come Brahma e Allah, e certe concezioni di
Jehovah posteriori alla cattività babilonese.
5. Ancora a proposito del sacrario. Il sacrario si
adeguatamente provvisto di ornamenti, secondo il Liber 777.
Sia ornato d'edera e di pigne, cioè, per Bacco, e davanti a lui
siano grappoli e vino. Per Cerere vi siano grano e focacce; o per
Diana piante lunari ed erbe pallide e acqua pura. Inoltre è bene
sostenere il sacrario con talismani dei pianeti, dei segni e
degli elementi appropriati. Questi tuttavia debbono essere fatti
secondo l'Ingenium del Philosophus, alla luce del Liber 777,
nel corso della sua Devozione. Comunque è bene preparare in
precedenza un cerchio magico con i segni e i nomi adatti.
6. A proposito delle Cerimonie. Il Philosophus prepari
una possente Invocazione della Divinità desiderata secondo il
suo Ingenium. Ma essa deve consistere di queste parti:
Prima, una Supplica, come d'uo schiavo al suo Signore.
Secondo, un Giuramento, come d'un vassallo al suo Sovrano.
Terza, una Richiesta, come d'un figlio al suo Genitore.
Quarta, un'Orazione, come di un Sacerdote al suo Dio.
Quinto, un Colloquio, come di un Fratello con suo Fratello.
Sesta, un'Invocazione solenne, come di un Amico al suo Amico.
Settimo, un Madrigale, come di un Innamorato alla sua Donna.
E si ricordi che la prima deve essere di reverenza, il secondo di
fedeltà, la terza di dipendenza, la quarta di adorazione, il
quinto di fiducia, la sesta di cameratismo e il settimo di
passione.
7. Ancora a proposito delle cerimonie. Sia dunque questa
Invocazione la parte principale di una cerimonia ben ordinata. E
in tale cerimonia il Philosophus non trascuri i servizi manuali.
Spazzi e adorni il luogo, spargendolo d'acqua o di vino a seconda
della Divinità, e lo consacri con olio e con il rituale che più
gli sembra appropriato. E tutto sia fatto con impegno e scrupolo.
8. A proposito del periodo della devozione, e delle sue ore.
Si stabilisca un periodo fisso per il culto; è detto che il
periodo più breve è di nove giorni per sette, il più lungo di
sette anni per nove. E per quanto riguarda le ore, la Cerimonia
si compia tre volte ogni giorno, o una volta almeno, e il sonno
del Philosophus venga interrotto per qualche scopo devozionale
almeno una volta ogni notte.
Ora, ad alcuni pare opportuno stabilire ore fisse per la
cerimonia. Ad alti sembra che la cerimonia debba venire compiuta
quando lo spirito li induce a celebrarla: non vi sono regole
fisse.
9. A proposito delle Vesti e degli Strumenti. Per
quest'Arte sono da scegliere la Bacchetta e la Coppa: mai la
Spada o il Pugnale, mai il Pentacolo, a meno che il Pentacolo sia
per usa natura in armonia con la Divinità. Ma in ogni caso è
meglio attenersi alla Bacchetta e alla Coppa, e se si deve
scegliere, alla sola Coppa.
Per quanto riguarda la Vesti, le più adatte sono quelle di
Philosophus o di Adepto Interno; oppure la veste più adatta a
quella particolare divinità: una bassara per Bacco, una veste
bianca per Vesta. Per Vesta, inoltre, si può usare per strumento
la Lampada; e per Crono la Falce.
10. A proposito dell'Incenso e delle Libazioni.
L'incenso deve essere in armonia con la natura della particolare
Divinità: mastice per Mercurio, dittamo per Persefone. Lo stesso
dicasi per le libazioni: un decotto di belladonna per Malinconia,
o di canapa indiana per Urano.
11. A proposito dell'armonia delle cerimonie. Siano
rettamente considerate tutte queste cose, a lungo, e nel
linguaggio più bello di cui è capace il Philosophus, e se è in
grado di farlo siano accompagnate da musica; e se la Divinità è
gioconda, siano intrecciate da danze. E tuto questo, preparato e
provato con cura, venga praticato quotidianamente fino a quando
avrà acquisito lo steso ritmo delle sue aspirazioni, quasi fosse
parte del suo essere.
12. A proposito della varietà delle cerimonie. Ora,
considerando che ogni uomo differisce essenzialmente da ogni
altro, pur essendo identico in essenza, le cerimonie affermino la
loro identità per mezzo della diversità. Per tale ragione, noi
qui lasciamo tante cose alla scelta dell'Ingenium del
Philosophus.
13. A proposito della vita del devoto. La sua vita sia
innanzi tutto tale da compiacere la particolare Divinità.
Perciò, per invocare Nettuno, il devoto vada a pesca; ma per
invocare Ade, non si accosti all'acqua, che gli è odiosa.
14. Ancora a proposito della vita del devoto. Escluda
dalla sua vita ogni atto, ogni parola e ogni pensiero che siano
odiosi alla particolare Divinità: come la mancanza di castità
nel caso di Artemide, o sotterfugi nel caso di Ares. Oltre a
questo, egli deve evitare ogni asprezza e cattiveria nel
pensiero, nella parola e nell'azione, poiché al di sopra della
particolare Divinità vi è Uno in cui tutto è Uno. Tuttavia,
egli può praticare volutamente la crudeltà, quando la
particolare Divinità manifesta il Suo Amore in tal modo, come
nel caso di Kali e di Pan. E perciò, prima di iniziare i suoi
periodi di devozione, si attenga alle regole del Liber
Jugorum.
15. Ancora a proposito della vita del devoto. Ora,
poiché molti sono totalmente presi dai loro affari, si sappia
che questo metodo è adattabile alle necessità di tutti.
E Noi testimoniamo che quanto segue è il Culmine e la
Quintessenza di tutto il Metodo.
Per ultima cosa, se non ha alcuna Immagine, se non ha alcuna
Immagine, il devoto prenda qualunque cosa, e la consacri quale
Immagine del suo Dio. Lo stesso dicasi per le sue vesti e i suoi
strumenti, per le fumigazioni e le libazioni: per la Veste, non
ha una vestaglia; per strumento, non ha un bastone da passeggio;
per le fumigazioni, non ha un fiammifero, per le libazioni, non
ha un bicchier d'acqua?
Ma egli consacri ogni cosa che usa al servizio di quella
particolare Divinità, e non la profani usandola altrimenti.
16. Continuazione. Ora a proposito del tempo, se ne ha
poco, Elabori mentalmente la sua Invocazione, concentrandola, e
la compia nel suo cuore ogni volta che ne ha la possibilità. E
approfitti con zelo di ogni occasione.
17. Continuazione. In terzo luogo, anche se egli ha
possibilità e preparazione, cerchi sempre di portare entro di
sé i simboli, in modo che anche nel suo sacrario bene ordinato
l'intera cerimonia si compia interiormente, nel suo cuore, cioè
nel tempio del suo corpo, del quale il tempio esteriore è
soltanto un'immagine.
Perché nel cervello è il sacrario, e in esso non vi è
Immagine; e il respiro dell'uomo è l'incenso e la libazione.
18. Continuazione. Ancora allo stesso proposito. Il
devoto trasmuti nell'alambicco del suo cuore ogni pensiero, ogni
parola, ogni atto nell'oro spirituale della sua devozione.
Perciò, mangiando, egli dica: "Mangio questo cibo con
gratitudine verso la mia Divinità che me lo ha mandato, per
acquisire forza per la mia devozione nei Suoi confronti".
Oppure, addormentandosi, dica: "Mi distendo per dormire,
ringraziando la mia Divinità per questa benedizione, affinché
possa ristorarmi per manifestarLe la mia devozione".
Oppure, leggendo, dica: "Leggo questo libro per poter
studiare la natura della mia Divinità, perché la Sua migliore
conoscenza possa ispirarmi una maggiore devozione nei Suoi
confronti".
Oppure, lavorando, dica: "Affondo la mia vanga nella terra
perché possa dare nuovi fiori (o frutti, o quel che si vuole)
alla Sua gloria, e perché io, purificato dal lavoro, possa
renderLe migliore devozione".
Oppure, qualunque cosa stia facendo, ragioni mentalmente,
avviandosi, di circostanza in circostanza, verso il suo unico
fine.
E non compia l'atto finché non avrà fatto questo.
Così è scritto (Liber VII, cap. 5):
22. Ogni respiro, ogni parola, ogni pensiero è un atto d'amore
con te.
23. Il battere del mio cuore è il pendolo dell'amore.
24. I miei canti sono i sospiri sommessi.
25. I miei pensieri sono estasi.
26. E le mie azioni sono le miriadi di Tuoi Figli, le stelle e
gli atomi.
E Ricorda Bene, che se tu sei in verità un amante, farai tutto
questo per tua stessa natura, senza la minima pecca o il minimo
difetto nella sia pur minima parte.
19. A proposito delle Letture. Il Philosophus legga
solamente le sue copie dei libri sacri di Thelema, durante
l'intero periodo della sua devozione. Ma se è guardingo, allora
legga libri che non abbiano alcuna parte nell'amore, a titolo di
ricreazione.
Ma egli copi ogni versetto di Thelema che riguarda tale materia,
e lo mediti e lo commenti. Perché in essi vi è una saggezza e
una magia troppo profonda perché le si possa esprimere in
qualunque altro modo.
20. A proposito delle Meditazioni. Questo è il metodo
più potente di raggiungere lo Scopo, per colui che è
scrupolosamente preparato, purificato dalla pratica della
Trasmutazione dell'azione in devozione, e consacrato sall'esatto
compimento delle sante cerimonie. Tuttavia vi è pericolo,
perché la Mente è fluida come l'argento vivo, e sconfina
nell'Abisso, e viene circondata da molte sirene e molti diavoli
che la seducono e l'aggrediscono per distruggerla. Perciò il
devoto stia in guardia, e precisi accuratamente le sue
meditazioni, come se dovesse costruire un canale per congiungere
due mari.
21. Continuazione. Il Philosophus mediti poi su tutto
l'amore che mai lo abbia commosso. Vi è l'amore di Davide e
Gionata, e l'amore di Abramo e Isacco, e l'amore di Lear e
Cordelia, e l'amore di Damone e Pizia, e l'amore di Saffo e Atti,
e l'amore di Romeo e Giulietta, e l'amore di Dante e Beatrice, e
l'amore di Paolo e Francesca, e l'amore di Cesare e Lucrezia
Borgia, e l'amore di Alcassino e Nicoletta, e l'amore di Dafni e
Cloe, e l'amore di Cornelia e Caio Gracco, e l'amore di Bacco e
Arianna, e l'amore di Cupido e Psiche, e l'amore di Endimione e
Artemide, e l'amore di Demetra e Persefone, e l'amore di Venere e
Adone, e l'amore di Lakshmi e Vishnu, e l'amore di Shiva e
Bhavani, e l'amore di Buddha e Ananda, e l'amore di Gesù e
Giovann, e molti altri.
Vi è inoltre l'amore di molti santi per la loro particolare
Divinità: di san Francesco d'Assisi per Cristo, di Sri Sabhapaty
Swami per Maheswara, di Abdullah Haji Shirazi per Allah, di
Sant'Ignazio di Loyola per Maria, e molti altri.
Ora scegli ogni sera una di queste vicende, e rappresentala nella
tua mente, afferrando ogni identità con infinita attenzione e
slancio, e raffigura te stesso come uno degli amanti, e la tua
Divinità come l'altro. Passa così attraverso tutte le avventure
d'amore, senza ometterne alcuna; e per ciascuna concludi:
"Questo è solo un pallido riflesso del mio amore per questa
Divinità!".
Eppure da ognuna tu trarrai qualche conoscenza dell'amore,
qualche intimità con l'amore, che ti aiuterà a rendere il tuo
amore perfetto. Impara da uno l'umiltà dell'amore, dall'altro
l'obbedienza, da un terzo l'intensità, da un quarto la purezza,
da un quinto la pace.
Così, quando il tuo amore sarà reso perfetto, sarà degno del
perfetto amore della Divinità.
22. Ancora a proposito della meditazione. Il Philosophus
immagni inoltre di essere riuscito nella sua devozione, e
immagini che il suo Signore gli sia apparso, e che conversino
come più si conviene.
23. A proposito del Triangolo Misterioso. Ora, come tre
corde possono venire spezzate separatamente da un bimbo, mentre
debitamente attorte possono legare un gigante, il Philosophus
apprenda a intrecciare questi tre metodi di Magia per ottenere un
Incantesimo.
A tale fine egli deve comprendere che come sono Uno, perché lo
scopo è Uno, così sono Uno perché il metodo è Uno, il metodo
di rivolgere la mente verso la particolare Divinità per mezzo
dell'amore posto in ogni atto.
E affinché l'intreccio non fallisca, vi è una cordicella che si
avvolge strettamente attorno a tutto, come il Mantram o Preghiera
Continua.
24. A proposito del Mantram o Preghiera Continua. Il
Philosophus intessa il Nome della particolare Divinità in una
frase breve e ritmica, come ad esempio, per Artemide:
epsilon-pi-epsilon-lambda-theta-omicron-nu,
epsilon-pi-epsilon-lambda-theta-omicron-nu,
Alpha-rho-tau-epsilon-mu-iota-sigma; o per Shiva: Namo Shivaya
namaha Aum; o per Maria: Ave Maria; o per Pan:
chi-alpha-iota-rho-epsilon Sigma-omega-tau-eta-rho
kappa-omicron-sigma-mu-omicron-upsilon, Iota-omega Pi-alpha-nu,
Iota-omega Pi-alpha-nu; o per Allah: Hua Allahu alazi lailaha
illa Hua.
Lo ripeta giorno e notte, incessantemente e meccanicamente nel
cervello, che così si prepara all'Avvento di quel Signore, e si
arma contro tutti gli altri.
25. A proposito dell'Attivo e del Passivo. Il
Philosophus passi quindi dall'amore attivo per la sua particolare
Divinità a uno stato di attesa passiva, quasi di repulsione, la
repulsione non data dal disgusto, ma da un sublime pudore.
E' scritto (Liber LXV, II, 59): "Io ti ho chiamato, e ho
viaggiato con te, e non mi è servito a nulla". 60: "Io
ho atteso pazientemente, e Tu eri con me fin dall'inizio".
Il devoto ritorni poi all'amore attivo, fino a quando si
stabilisce un ritmo tra i due stati, come l'oscillare di un
pendolo. Ma rifletta che per questo è necessaria un'immensa
intelligenza: perché egli deve porsi quasi al di fuori di se
stesso, per osservare queste sue fasi.
E riuscirvi è una Grande Arte, che non appartiene completamente
al grado di Philosophus. Non è utile in se stessa, anzi spesso
è dannosa, in questa particolare pratica.
26. A proposito del silenzio. Ora, può venire un tempo,
nel corso di questa pratica, in cui i simboli esteriori della
devozione cessano di esistere, quando l'anima è come ammutolita
alla presenza del suo Dio. Osserva che questa non è una
cessazione, bensì una trasmutazione del seme nudo della
preghiera nel verde germoglio dell'aspirazione. Questo desiderio
è spontaneo, e verrà lasciato crescere, sia esso dolce o amaro.
Perché spesso è come il tormento dell'inferno, in cui l'anima
brucia e si contorce incessantemente. Tuttavia ha fine, e alla
sua fine continua apertamente il tuo Metodo.
27. A proposito dell'aridità. n altro stato in cui
talvolta può cadere l'anima è la notte tenebrosa. In verità è
purificante, nelle profondità che l'anima non può sviscerare.
E' più simile alla morte che alla sofferenza. Ma è la morte
necessaria che viene prima della resurrezione di un corpo
glorificato.
Questo stato deve essere sopportato con fortezza; né si può
impiegare alcun mezzo per alleviarlo. Può venire spezzato
spezzando l'intero Metodo, e ritornando al mondo esteriore. Tale
viltà non soltanto distrugge il valore dei tutto ciò che è
avvenuto prima, ma distrugge anche il valore del Giuramento di
Fedeltà che tu hai formulato, e la tua Volontà diviene lo
zimbello degli uomini e degli dèi.
28. A proposito degli Inganni del Diavolo. Ricorda poi
che in questo stato di aridità mille seduzioni ti attireranno;
mille modi per infrangere il tuo giuramento in spirito, senza
infrangerlo nella lettera. Per difenderti, puoi ripetere
continuamente a voce alta le parole del tuo giuramento, finché
la tentazione sarà vinta.
Inoltre il diavolo ti farà presente che sarebbe molto meglio,
per questa operazione, se tu facessi questo e quello, e cercherà
di spaventarti, facendoti temere per la tua salute o per la tua
ragione.
Oppure può mandare contro di te visioni peggiori della follia.
Per difendersi non vi è che un solo rimedio, la Disciplina del
tuo Giuramento. Perciò tu compirai cerimonie che ti sembreranno
insensate e odiose, e bestemmierai la tua Divinità e la
maledirai. E ciò importerà poco, perché non sarai tu a farlo,
purché tu aderisca alla Lettera del tuo Obbligo. Perché la tua
Vista Spirituale è chiusa, e fidarsi significa venire condotto
al baratro, e precipitato.
29. Ancora sullo stesso argomento. Ora, ancor più
sottili di tutti questi terrori sono le Illusioni del Successo.
Ma un istante di gratificazione o di Espansione del tuo Spirito,
specialmente nello stato di aridità, basta a perderti. Perché
tu potresti conseguire la Falsa Unione con lo stesso Demone.
Guardati inoltre dall'orgoglio che nasce dall'aver resistito alle
tentazioni.
Ma tante e così sottili sono le astuzie di Choronzon che il
mondo intero non basterebbe a contenerne l'enumerazione.
La soluzione consiste nel persistere nel compimento letterale del
programma prestabilito. Guardati poi, infine, dal diavolo che ti
bisbiglierà all'orecchio che la lettera uccide e lo spirito dà
vita, e rispondigli: "Se un chicco di grano non cade nel
terreno e non muore, rimarrà solo, ma se muore, darà molto
frutto".
Guardati tuttavia dalle dispute con il diavolo e dall'orgoglio
per l'abilità delle risposte che gli darai. Perciò, se non hai
perduto il potere del silenzio, impiegalo contro di lui come
prima e ultima arma.
30. A proposito dell'Ardore del Cuore. Ora apprendi che
i tuoi metodi, tutti, sono aridi. Gli esercizi intelletuali, gli
esercizi morali non sono Amore.. Eppure come un uomo, strofinando
a lungo due fuscelli secchi, finalmente scoprì una scintilla, di
tanto in tanto il vero Amore scaturirà inatteso nella tua
meditazione. Eppure esso morirà e rinascerà. Può darsi che tu
non abbia a portata di mano legna da ardere.
Alla fine verrà improvvisamente una grande fiamma divorante, e
ti arderà completamente.
Ora tu sarai conscio di queste scintille, e di questi guizzi di
fiamma, e di questi inizi del Fuoco Infinito. Per le scintille il
tuo cuore balzerà, e la tua cerimonia o la tua meditazione o il
tuo lavoro sembrerà procedere all'improvviso di forza propria; e
per le piccole fiammelle, questo crescerà di volume e di
intensità; e per gli inizi del Fuoco Infinito, la tua cerimonia
verrà travolta in un canto estatico, e la tua meditazione sarà
estasi, e il tuo lavoro sarà una gioia superiore a tutti i
piaceri che avrai conosciuto.
E della Grande Fiamma che ti risponde non si può parlare;
perché in essa è il fine di quest'Arte Magica della Devozione.
31. Considerazioni a proposito dell'uso dei simboli. Si
noti che perché in essa è il Fine di quest'Arte Magica della
Devozione. Si noti che persone di grande immaginazione, volontà
e intelligenza non hanno bisogno di questi simboli materiali. Vi
sono stati santi capaci di amore per un'idea in quanto tale,
senza per questo degradarla idoleggiandola, per usare
questa parola nel suo vero senso. Così uno può essere
appassionato della bellezza, senza neppure il bisogno di una
piccola concrezione come 'la bellezza di Apollo' o 'la bellezza
delle rose' o 'la bellezza di Atti'. Tali persone sono rare; si
può dubitare che lo stesso Platone fosse giunto a qualche
visione di bellezza assoluta senza collegarla a oggetti
materiali. Un'altra categoria è capace di contemplare gli ideali
attraverso questo velo; una terza categoria ha bisogno di un
doppio velo, e non sa pensare alla bellezza d'una rosa senza
avere una rosa davanti. Per costoro, il presente Metodo è
utilissimo; sappiano tuttavia che vi è un pericolo, perché essi
possono scambiare il corpo grossolano del simbolo per l'idea che
in esso si concreta.
32. Considerazioni sugli ulteriori pericoli per quanti non
sono purgati del pensiero materiale. Si ricordi che nella
stessa natura dell'amore vi è pericolo. La bramosia del satiro
per la ninfa ha la stessa natura dell'affinità delle sabbie
mobili per l'acqua, da una parte, e dell'amore di Ab per Ama
dall'altra; così pure la triade Osiride, Iside, Horus è simile
a quella cavallo, giumenta, puledro, e rosso, azzurro, viola. E
questo è il fondamento delle Corrispondenze.
Ma sarebbe falso dire: "Horus è un puledro", oppure
"Horus è viola". Si può dire invece: "Horus
somiglia a un puledro, in quanto è la prole di due esseri
complementari".
33. Ancora sullo stesso argomento. Così molti hanno
detto veracemente che, poiché la terra è quell'Uno, e l'oceano
è quell'Uno, perciò la terra è l'oceano. Per Lui il bene è
illusione, e il male è illusione; perciò il bene è il male.
Molti uomini sono stati distrutti da questa logica fallace.
Inoltre, vi sono queli che scambiano l'immagine per il Dio; come
chi dicesse: il mio cuore è in Tiphereth, un Adeptus è in
Tiphereth; perciò io sono un adepto.
E in questa pratica il peggior pericolo consiste in questo: che
l'amore, che è il suo strumento, fallisca in uno di questi due
modi.
In primo luogo, se l'amore è privo di qualche qualità
dell'amore, non è l'amore ideale. Perché è scritto del
Perfetto: "non vi è membro del mio corpo che non sia membro
di qualche dio". Perciò il Philosophus non disprezzi alcuna
forma d'amore, ma le armonizzi tutte. E' scritto (Liber LXV, 32):
"Perciò la Perfezione non dimora nei Pinnacoli o nelle
Fondamenta, ma nell'armonia di Uno con tutto".
In secondo luogo, se parde dell'amore eccede, è malsano. Come
nel'amore di Otello per Desdemona, la gelosia amorosa vinse la
tenerezza amorosa, cio può avvenire in questo amore per una
particolare Divinità. E questo è più probabile, perché in
questo amore divino non può essere omesso alcun elemento.
E' in virtù della sua completezza che nessun amore umano può in
alcun modo giungere ad altro che non sia adombrarne una piccola
parte.
34. A proposito delle Mortificazioni. Non sono
necessarie in questo metodo. Al contrario, possono distruggere la
concentrazione, quali controirritanti e quindi quale sollievo
della mortificazione suprema che è l'Assenza della Divinità
invocata.
Eppure, come nell'amore mortale si determina il disgusto per il
cibo, oppure un piacere nelle cose naturalmente dolorose, questa
perversione deve essere subita e tollerata, ma non in modo che
influisca sulla salute fisica, perché lo strumento dell'anima
potrebbe venir menomato.
Per quanto concerne i sacrifici per amore, sono invece naturali e
leciti in questo Metodo.
Ma per quanto concerne le privazioni e le torture volontarie,
inutili e dannose al devoto, in generale appaiono innaturali ed
errate alle nature sane: infatti sono egoistiche. Fustigandosi,
non si serve il proprio padrone; tuttavia negarsi il pane per
concedere un dolce al proprio figlio è atto degno di una vera
madre.
35. Ancora a proposito delle Mortificazioni. Se il tuo
corpo, che tu cavalchi, è una bestia tanto disobbediente da non
camminare nella giusta direzione, o se la tua mente è loquace ed
eloquente come la leggendaria Asina di Balaam, allora abbandona
la tua pratic. Copri il sacrario di tela di sacco e indossa le
vesti della lamentazione, e resta solo. E ritorna con la massima
austerità alla pratica del Liber Jugorum, mettendo alla prova te
stesso secondo un criterio più alto di quello raggiunto in
precedenza, e punendo ogni effrazione con un pungolo più
pesante. Non riprendere la tua devozione fino a quando il tuo
corpo e la tua mente non saranno stati domati e addestrati
all'andatura voluta.
36. A proposito dei metodi minori utili nelle cerimonie.
I. Ascesa ai piani. Con questo metodo puoi assistere
l'immaginazione nel momento di concludere la tua Invocazione.
Agisci come è insegnato nel Liber O, alla luce del Liber 777.
37. A proposito dei metodi minori utili nelle cerimonie.
II. Magia talismanica. Dopo aver fatto, secondo il tuo
Ingenium, un talismano o pentacolo per rappresentare la
particolare Divinità, e dopo averlo consacrato con amore e cura
infiniti, brucialo cerimonialmente davanti al sacrario, come se
in tal modo offrissi l'ombra per ottenere la sostanza. Ma è
inutile far questo se in cuor tuo tu non consideri il talismano
come la cosa più preziosa da te posseduta.
38. A proposito dei metodi minori utili nelle cerimonie.
III. Prove. Può essere utile che la storia tradizionale
della particolare Divinità venga provata e riprovata davanti a
Essa: ed è meglio farlo in forma drammatica.Questo è il metodo
principale raccomandato negil Exercitios Espirituales di
sant'Ignazio, la cui opera può essere considerata un modello. Il
Philosophus deve elaborare la leggenda della sua particolare
divinità, e riferendo i giorni agli eventi, deve vivere quella
vita nell'immaginazione, esercitando a turno i cinque sensi a
seconda dell'occasione.
39. A proposito dei metodi minori utili nelle cerimonie.
IV. Durezza. Questo metodo consiste nel maledire una
divinità recalcitrante: per esempio, nel minacciare
cerimonialmente "di bruciare il sangue di Osiride e di
ridurre in polvere le sue ossa". Questo metodo è totalmente
contrario allo spirito d'amore, a meno che la particolare
Divinità sia essa stessa selvaggia e spietata, come Jehovah o
Kali. In tal caso il desiderio di abbandonarsi a costrizioni e a
imprecazioni può essere un segno dell'assimilazione dello
spirito del devoto a quello del suo Dio, e quindi un progresso
verso l'Unione con Lui.
40. A proposito del valore di questa particolare forma di
Unione o Samadhi. Ogni Samadhi è definito come l'unione
estatica di soggetto e oggetto nella coscienza, con il risultato
che sorge una terza cosa, per nulla partecipe della natura dei
due.
A prima vista sembrerebbe che non abbia affatto importanza la
scelta di un oggetto di meditazione. Per esempio, il Samadhi
chiamato Atmadarshana potrebbe derivare dalla semplice
concentrazione del pensiero su un triangolo immaginario o sul
cuore.
Ma come l'unione di due corpi, in chimica, può essere esotermica
o endotermica, la combinazione dell'Ossigeno con l'Azoto è
dolce, mentre quella dell'Ossigeno con l'Idrogeno è esplosiva; e
come si osserva che maggior calore si libera, di regola,
dall'unione di corpi di carattere opposto e che il composto
risultante è maggiormente stabile, così sembra ragionevole
osservare che il Samadhi più importante e durevole risulta dalla
contemplazione dell'Oggetto maggiormente opposto al devoto.
Su altri piani, è stato suggerito che i tipi maggiormente
opposti hanno i matrimoni meglio riusciti e producono i figli
più sani. I più grandi quadri e le più grandi opere liriche
mescolano gli estremi più violenti, e ciò è vero in genere per
ogni campo di attività. Persino nella matematica, il
parallelogramma più grande è formato da linee che si incontrano
ad angoli retti.
41. Conclusioni su quanto precede. Si può quindi
ricordare al Philosophus che, anche se il suo lavoro sarà più
arduo, la sua ricompensa sarà più grande se egli sceglie una
Divinità molto lontana dalla sua natura. Tale metodo è più
arduo e più alto di quello del Liber E. Perché un semplice
oggetto, come vi è suggerito, è della stessa natura delle cose
più comuni della vita, mentre anche la Divinità più meschina
è al di là della comprensione dell'essere umano non iniziato.
Inoltre, sullo stesso piano, Venere è più vicina all'uomo di
Afrodite, Afrodite di Iside, Iside di Babalon, Babalon di Nuit.
Il Philosophus decida quindi a sua discrezione, da una parte, e
dall'altra secondo la sua aspirazione: e nessuno invada il campo
del suo prossimo.
42. Ancora a proposito del valore di questo Metodo.
Sorgono alcune obiezioni. In primo luogo, nella natura di ogni
amore umano vi è illusione e una certa dose di cecità. Né vi
è alcun vero amore sotto il Velo dell'Abisso. Per questa ragione
noi insegniamo il presente Metodo al Philosophus, quale riflesso
dell'Adeptus Exemptus, il quale riflette il Magister Templi e il
Magus.
Il Philosophus consideri quindi questo Metodo quale fondamento
dei Metodi più elevati che gil verranno insegnati quando
raggiungerà quei gradi superiori. Un'altra obiezione consiste
nella parzialità del Metodo. Si tratta di un difetto ce è
egualmente caratteristico del Grado.
43. A proposito di un notevole pericolo del Successo.
Può accadere che, grazie alla potenza enorme del Samadhi, tale
da vincere ogni altro ricordo, la mente del devoto venga
ossessionata ed egli dichiari che la sua particolare Divinità è
l'unico Dio e Signore. Tale errore è stato la base di tutte le
religioni dogmatiche, e quindi la causa di infelicità, assai
più di tutti gli altri errori messi insieme.
Il Philosophus è particolarmente esposto a questo pericolo
perché, data la natura del Metodo, non può restare scettico;
deve credere, per il momento, nella sua particolare Divinità. Ma
egli deve: 1) considerare che tale credenza è soltanto un'arma
nelle sue mani, e 2) affermare chiaramente che la sua Divinità
non è altro che un'emanazione, o riflesso o eidolon di
un Essere superiore, come è stato detto nel Paragrafo 2. Se erra
in questo, poiché l'uomo non può rimanere eternamente nel
Samadhi, l'Immagine memorizzata nella sua mente verrà degradata
e sostituita dal Demone corrispondente, che causerà la sua
rovina.
Perciò, dopo il Successo, egli non deve allietarsi troppo nella
sua Divinità, ma invece impegnarsi in alte attività, senza
lasciare che quanto era un gradino divenga una meta. E' scritto
(Liber CLXXXV): "Ricordando che la Filosofia è l'Equilibrio
di colui che è nella Casa dell'Amore".
44. A proposito della segretezza e dei riti cruenti.
Durante questa pratica è opportuno che il Philosophus non faccia
parola della sua attività, come se fosse consumato da un Amore
Proibito. Ma risponda ai folli secondo la loro follia; poiché,
siccome non può nascondere il suo amore ai suoi simili, deve
parlare loro in modo che possano comprendere.
E poiché molte Divinità esigono sacrifici, l'una di uomini,
un'altra di bestiame, una terza di colombe, tali sacrifici siano
sostituiti dai veri sacrifici nel suo cuore. Tuttavia, se tu devi
simboleggiarli esteriormente per la durezza del tuo cuore, fai
che sia il tuo sangue e non quello di nessun altro essere, a
venire sparso davanti all'altare. [1]
Tuttavia, non dimenticare che questa pratica è pericolosa, e
può causare la manifestazione di cose malvagie, ostili e
maliziose che possono farti molto male.
45. A proposito di un altro sacrificio. Di questo
s'intenda che non si deve dir nulla; è superfluo parlarne a chi
ha la saggeza di comprendere il numero del paragrafo. E questo
sacrificio è fatale più di ogni aaltro, a meno che sia
veramente un sacrificium. Eppure vi è chi ha osato
compierlo ottenendo i risultati desiderati.
46. A proposito di un altro sacrificio ancora. Si tratta
qui della mutilazione. Tali atti sono abominevoli, e benché
possano portare al successo in questo Metodo, costituiscono un
assoluto impedimento a ogni ulteriore progresso.
E in ogni caso, porteranno più probabilmente alla follia che al
Samadhi. Colui che si propone di compierli in verità è già
pazzo.
47. A proposito degli affetti umani. Durante questa
pratica tu non ti ritrarrai in alcun modo dai rapporti umani, ma
ti raffigurerai tuo padre o tuo fratello o tua moglie come se
fosse un'immagine della tua particolare Divinità. In tal modo
essi avranno di che guadagnare, anziché perdere, dalla tua
operazione. Solo nel caso di tua moglie questo è difficile,
poiché ella è per te più di tutti gli altri, e in tal caso
devi agire con temperanza, perché la personalità di lei non
sopraffaccia e distrugga quella della tua Divinità.
48. A proposito del Santo Angelo Custode. Non confondere
assolutamente questa invocazione con quella.
49. La Benedizione. E così possa l'Amore che supera
ogni Comprensione regnare nei vostri Cuori e nelle vostre menti
attravero IAW ADONAI SABAW e
attraverso BABALON della Città delle Piramidi, e attraverso
Astarte, la Stellata cinta di verde, nel nome di ARARITA. Amen.
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1. Le eccezioni a tale regola non appartengono né a questa pratica, né a questo grado. N. Fra. A.·. A.·.