LIBER V

vel

REGULI

(Convertito in e-text da amore.eterno)

Pubblicazione dell'A.·. A.·. nella Classe D. Rituale del Marchio della Bestia; incantesimo appropriato per invocare le Energie dell'Eone di Horus, adattato per l'uso quotidiano del Mago di qualunque grado.

Il primo gesto

Il Giuramento dell'Incantesimo, chiamato Undecuplo Sigillo.

Il Rimprovero all'Eone.

1. Il Mago, abbigliato e armato come riterrà opportuno, volga il viso verso Boleskine, [1] la Casa della Bestia 666.
2. Batta sulla Campana la serie 1-3-3-3-1.
3. Metta il Pollice della mano destra tra l'indice e il medio, ed esegua i gesti seguenti.

La Componente Verticale dell'Incantesimo.

1. Descriva un cerchio attorno alla propria testa, gridando NUIT!
2. Abbassi verticalmente il Pollice e tocchi il Muladhara Cakkra, gridando HADIT!
3. Ripercorrendo la stessa linea, si tocchi il centro del petto e gridi RA-HOOR-KHUIT!

Le Componenti Orizzontali dell'Incantesimo.

1. Si tocchi il Centro della fronte, la bocca e la laringe, gridando AIWAZ!
2. Porti il Pollice da destra a sinistra, attraverso la faccia, a livello delle narici.
3. Si tocchi il centro del petto e il plesso solare gridando THERION!
4. Porti il pollice da sinistra a destra attraverso il petto, al livello dello sterno.
5. Tocchi il Cakkra Svadistthana e il Cakkra Muladhara gridando BABALON!
6. Porti il pollice da destra a sinistra attraverso l'addome, al livello delle anche.

(In tal modo formulerà il Sigillo del Grande Gerofante, ma dipendente dal Cerchio).

L'Asseverazione degli Incantesimi.

1. Il Mago stringa le mani attorno alla Bacchetta, con le dita e i pollici intrecciati, gridando LAShTAL! QELHMA! FIAOF! AGAPE! AUMGN!
(In tal modo saranno dichiarate le Parole del Potere, mediante le quali le Energie dell'Eone di Horus compiranno la sua volontà nel mondo).

La Proclamazione del Compimento.

1. Il Mago batta sulla Campana la serie 3-5-3 gridando ABRAHADABRA.

Il secondo gesto

L'Incantesimo

1. il Mago, sempre rivolto verso Boleskine, si porti alla circonferenza del Cerchio.
2. Si giri verso sinistra e percorra con la rapidità e la furtività di una tigre il recinto del Cerchio, finché ha compiuto una rivoluzione.
3. Faccia il Segno di Horus (o di Colui che Entra) nel passare, per proiettare davanti a sé la forza che irradia da Boleskine.
4. Prosegua il cammino finché giunge al Nord; qui si fermi e rivolga il viso a Nord.
5. Tracci con la bacchetta il Pentagramma Inverso adatto all'invocazione dell'Aria (Acquario).
6. Porti la bacchetta al centro del Pentagramma e invochi NUIT!
7. Faccia il segno chiamato Puella, tenendo i piedi uniti, la testa china, riparando con la mano sinistra il Cakkra Muladhara e con la mano destra il petto (atteggiamento della Venere de' Medici).
8. Si giri ancora verso sinistra, e prosegua il cammino come prima, proiettando nel passare la forza che irradia da Boleskine; poi si arresti quando giunge a Sud e si rivolga verso l'esterno.
9. Tracci il Pentagramma Inverso che invoca il Fuoco (Leone).
10. Punti la bacchetta al centro del Pentagramma e gridi HADIT!
11. Faccia il segno chiamato Puer, tenendo i piedi uniti e la testa eretta. Tenga alzata la mano destra (con il pollice teso ad angolo retto rispetto alle dita), con l'avambraccio verticale ad angolo retto rispetto alla parte superiore del braccio, che è teso orizzontalmente nella linea che unisce le spalle. La mano sinistra, con il pollice proteso in avanti e le dita chiuse, sia alla congiunzione delle cosce (atteggiamento degli Dei Mentu, Khem, ecc.).
12. Proceda come prima; poi, in Est, faccia il Pentagramma Inverso che invoca la Terra (Toro).
13. Punti la bacchetta al centro del Pentagramma e gridi THERION!
14. Faccia il segno chiamato Vir, tenendo i piedi uniti. Le mani, con le dita chiuse e i pollici protesi in avanti, sono tenute accosto alle tempie; la testa è china e spinta in fuori, come per simboleggiare la carica di una bestia cornuta (atteggiamento di Pan, Bacco, ecc.). (Frontespizio The Equinox I, n°III).
15. Proceda come prima; in Ovest faccia il Pentagramma Inverso che invoca l'Acqua!
16. Puntando la bacchetta al centro del Pentagramma, invochi BABALON!
17. Faccia il segno chiamato Mulier. I piedi sono separati, le braccia alzate come per simulare una mezzaluna. La testa è rovesciata all'indietro (atteggiamento di Baphomet, Iside nel gesto del Benvenuto, il Microcosmo di Vitruvio). (Vedere Libro 4, Parte II).
18. Si abbandoni alla danza, tracciando una spirale centripeta in senso antiorario, arricchita da rivoluzioni sul suo asse quando passa a ogni punto cardinale, finché giunge al centro del cerchio. Qui si arresti, volgendosi verso Boleskine.
19. Levi la bacchetta, tracci il Marchio della Bestia e gridi AIWAZ!
20. Tracci l'Esagramma d'invocazione della Bestia.
21. Abbassi la bacchetta, percuotendo con essa la Terra.
22. Faccia il segno chiamato Mater Triumphans, tenendo i piedi uniti; il braccio sinistro è incurvato come se reggesse un bimbo; il pollice e l'indice della mano destra stringono il capezzolo della mammella sinistra, cmoe per offrirlo al bambino. Proferisca la parola
QELHMA!
23. Esegua la danza a spirale muovendosi in senso orario e girando su se stesso in senso antiorario. Ogni volta che passa davanti all'Ovest protenda la bacchetta verso quel Punto cardinale e si inchini:
a. "Davanti a me le potenze di LA!" (a Ovest).
b. "Dietro di me le potenze di AL!" (a Est).
c. "Alla mia destra le potenze di LA!" (a Nord).
d. "Alla mia sinistra le potenze di AL!" (a Sud).
e. "Sopra di me le potenze di ShT!" (balzando nell'aria).
f. "Sotto di me le potenze di ShT!" (battendo il suolo).
g. "Entro di me le Potenze!" (nell'atteggiamento di Phtah eretto, i piedi uniti, le mani strette sulla bacchetta verticale).
h. "Attorno a me fiammeggia la faccia di mio Padre, la Stella della Forza e del Fuoco".
i. "E nella Colonna sta il Suo Splendore a sei raggi".
(Questa danza può venire omessa, e i versetti possono venire cantilenati nell'atteggiamento di Phthah).

Il gesto finale

E' identico al Primo Gesto.
(Segue un'impressione delle idee espresse in questo Peana).
Anch'io sono una Stella nello Spazio, unica ed esistente in se stessa, un'essenza individuale incorruttibile; anch'io sono un'Anima; io sono identico a Tutti e a Nessuno. Io sono in Tutto e Tutto è in Me; io sono, separato da tutto e signore di tutto, una cosa sola con tutto.
Io sono Dio, io stesso Dio dello stesso Dio; percorro la mia via per operare la mia volontà; della materia e del moto mi sono fatto uno specchio; ho decretato, per la mia gioia, che Nulla debba immaginarsi doppio, affinché potessi sognare una danza di nomi e di nature, e godere la sostanza della semplicità osservando il vagare delle mie ombre. Io non sono ciò che non è. Io non so ciò che non sa; io non amo ciò che non ama. Perché io sono l'Amore, grazie al quale ogni divisione muore nella gioia; io sono la Conoscenza, grazie alla quale tutte le parti, immerse nel tutto, periscono e passano nella perfezione; e sono ciò che sono, l'essere in cui l'Essere è perduto nel Nulla, e che non si degna di essere se non per la sua Volontà di rivelare la sua natura, per la necessità di esprimere la sua perfezione in tutte le possibilità, di cui ogni fase è un fantasma parziale, eppure inevitabile e assoluto.
Io sono Onnisciente, perché nulla esiste per me, a meno che io lo conosca. Io sono Onnipotente, perché nulla avviene se non per la Necessità che è l'espressione della mia anima attraverso la mia volontà di essere, di fare, di soffrire i suoi stessi simboli. Io sono Onnipresente, perché nulla esiste dove io non sono, e ho foggiato lo spazio quale condizione della mia coscienza di me stesso, che sono il centro di tutto, e la mia circonferenza è la cornice della mia fantasia.
Io sono il Tutto, perché tutto ciò che esiste per me è un'espressione necessaria nel pensiero di qualche tendenza della mia natura, e tutti i miei pensieri sono solo le lettere del mio Nome.
Io sono l'Uno, perché tutto ciò che sono non è il Tutto assoluto, e tutto il mio tutto è mio e non di un altro; mio, ed io concepisco gli altri come me stesso in essenza e verità, eppure diversi nell'espressione e nell'illusione.
Io non sono il Nessuno, perché tutto ciò che sono è l'immagine imperfetta del perfetto; ogni fantasma parziale deve perire nella stretta della sua controparte; ogni forma si completa trovando il suo contrario adeguato e soddisfacendo il suo bisogno d'essere l'Assoluto mediante il conseguimento dell'annientamento.
La parola LAShTAL include tutto questo.
LA - Nulla.
AL - Due.
L è la 'Giustizia', la Kteis completata dal Phallus, 'Nulla e Due', perché il più e il meno si sono uniti nell'"amore sotto il dominio della volontà".
A è il "Matto", Nulla nel Pensiero (Parsifal), nella Parola (Arpocrate), nell'Azione (Bacco). Egli è l'aria sconfinata, lo Spirito vagante, ma con 'possibilità'. E' il Nulla che i Due hanno formato mediante l'"amore sotto il dominio della volontà".
LA rappresenta quindi l'Estasi di Nuit e Hadit congiunti, perduti nell'amore, e che in tal modo fanno di se stessi Nulla. LA è perciò l'Universo in tale fase, con le sue potenzialità di manifestazione.
AL, al contrario, per quanto sia essenzialmente identico a LA, mostra il Matto manifestato attraverso l'Equilibrio dei Contrari. Il peso è ancora niente, ma è espresso come se vi fossero due pesi uguali sui piatti opposti. L'ago indicatore punta ancora sullo zero.
ShT è egualmente 31 con LA e AL, ma esprime la natura segreta che opera la Magia o le trasmutazioni.
ShT è la formula di questo particolare eone; un altro eone può avere un altro modo di dire 31.
Sh è Fuoco, come T è Forza; congiunti essi esprimono Ra-Hoor-Khuit.
'L'Angelo' rappresenta la Stele 666, che mostra gli Dei dell'Eone, mentre la 'Forza' è un'immagine di Babalon e della Bestia, emissari terreni di tali Dei.
ShT è l'equivalente dinamico di LA e AL. Sh mostra la Parola della Legge, essendo triplice, come 93 è tre volte 31. T mostra la formula della Magia proclamata da tale Parola; il Leone, il Serpente, il Sole, Coraggio e AMore Sessuale sono tutti indicati da questa carta.
In LA si noti che Saturno o Satana è esaltato nella Casa di Venere o Astarte, ed è un segno aereo. Così L e Padre-Madre, Due e Nulla, e anche lo Spirito (Spirito Santo) del loro Amore è Zero. Amore è AHBH, 13, che è AChD, Unità, io, Aleph, che è il Matto il quale è Zero, e purtuttavia Un Individuo il quale (come tale) non è un altro, eppure è inconscio di sé fino a quando la sua Unità non si esprime come dualità.
Ogni impressione o idea è inconoscibile in se stessa. Non può significare nulla fino a quando non viene messa in relazione con altre cose. Il primo passo consiste nel distinguere un pensiero da un altro; è la condizione per riconoscerlo. Per definirlo, dobbiamo percepirne l'orientamento rispetto a tutte le altre nostre idee. L'estensione della nostra conoscenza di qualunque cosa data varia quindi con il numero delle idee con cui la confrontiamo. Ogni fatto nuovo non soltanto si aggiunge al nostro universo, ma accresce il valore di quanto possediamo già.
In AL questo 'Il' o 'Dio' si dispone 'a faccia a faccia', stabilendosi come equilibrio: A, l'Uno-Zero concepito come L, il Due-Zero. Questa L è il Figlio-Figlia Horus-Arpocrate, come l'altra L era il Padre-Madre Set-Iside. Qui vi è di nuovo il Tetragrammaton, ma espresso in equazioni identiche, in cui ogni termine è perfetto in se stesso quale modo dello Zero.
ShT fornisce l'ultimo elemento, facendo la Parola di cinque o di sei lettere, a seconda che consideriamo ShT come una lettera o due. Quindi la Parola afferma la Grande Opera compiuta: 5° = 6&127.
ShT è inoltre una risoluzione necessaria dell'apparente opposizione di LA e AL: perché uno non potrebbe passare all'altro senza l'azione catalizzatrice di una terza espressione identica, la cui funzione deve essere quella di trasmutarli. Il termine deve essere esso stesso un modo di Zero, e la sua natura non può sovrapporsi alle perfezoni del Non Essere, LA, o dell'Essere, AL. Deve essere puramente Nulla-Materia, per creare una Materia-in-Moto che è una Funzione di 'Qualcosa'.
Quindi ShT è Moto nella sua duplice fase, un'inerzia composta di due correnti opposte, e ogni corrente è ugualmente polarizzata. Sh è Cielo e Terra, T è Maschio e Femmina; ShT è Spirito e Materia; l'una è la Parola di Libertà e d'Amore che fa splendere la sua Luce per rendere la Vita alla Terra; l'altra è l'atto mediante il quale la Vita afferma che l'Amore è Luce e Libertà. E questi sono Due-in-Uno, la lettera divina del Silenzio-nella-Parola, il cui simbolo è il Sole tra le braccia della Luna.
Ma Sh e T sono formule della forza in azione, in opposizione alle entità; non sono stati di esistenza, ma modi di moto. Sono verbi, non sostantivi.
Sh è lo Spirito Santo quale 'lingua di fuoco' manifesta nella triplicità, ed è il figlio di Set-Iside come loro Logos o Parola, proferito dal loro 'Angelo'. La carta è XX, e 20 è il valore di Yod (l'Angelo o Nuzio) espresso pienamente come IVD. Sh è l'unione spirituale del Cielo e della Terra.
Ma T è lo Spirito Santo in azione come 'leone ruggente' o come il 'vecchio Serpente', anziché come 'Angelo di Luce'. I gemelli di Set-Iside, cortigiana e bestia, sono invasi dalla lussuria sodomitica e incestuosa che è la formula tradizionale per produrre semidèi, come nei casi di Maria e la Colomba, Leda e il Cigno, ecc. La carta è XI, il numero dell'AVD magico; Aleph il Matto che ingravida la donna secondo la parola di Yod, l'Angelo del Signore! La sorella ha sedotto il fratello, la Bestia, svergognando il Sole con il suo peccato, ha domato il Leone e ha incantato il Serpente. La Natura è oltraggiata dalla Magia; l'uomo è bestializzato, la donna contaminata. La congiunzione produce un mostro, e conferma il regresso. Anziché un Dio-uomo concepito in innocenza da una vergine a opera dello Spirito di Dio, siamo chiamati ad adorare il bastardo d'una prostituta e di un bruto, generato nel peccato più vergognoso e nato nella beatitudine più blasfema.
In effetti, questa è la formula della nostra Magia; noi sosteniamo che tutti gli atti devono essere uguali; che l'esistenza conferma il diritto di esistere; che, se il male non è semplicemente un termine esprimente qualche relazione di ostilità casuale tra forze egualmente auto-giustificate, l'universo è inspiegabile e impossibile quanto un'azione senza reazione; che le orge di Bacco e di Pan non sono meno sacramentali delle messe di Gesù; che le cicatrici della sifilide sono sacre e degne d'onore in quanto tali.
Dovrebbe essere superfluo precisare che le idee esposte sopra sono valide solo nei confronti dell'Assoluto. Il mal di denti rimane doloroso per l'uomo, e l'inganno rimane degradante, relativamente alla sua posizione in questo mondo di illusioni; egli fa la sua Volontà, se li evita. Ma l'esistenza del 'Male' è fatale per la filosofia, in quanto è considerato indipendente da ogni condizione; e abituare la mente a "non fare differenza" tra due idee in quanto tali significa emanciparla dal dominio del terrore.
Noi affermiamo sui nostri altari la nostra fede in noi stessi e nella nostra volontà, il nostro amore per tutti gli aspetti del Tutto Assoluto.
Noi combiniamo la Shin dello Spirito con la Teth della Carne in un'unica lettera, il cui valore è 31, come quello di LA, il Nulla, e di AL, il Tutto, per completare il loro Non Essere ed Essere con il suo Divenire, per mediare tra gli estremi identici del loro significato, il segreto che li divide e li suggella.
Ciò proclama che tutti i qualcosa sono egualmente ombre del Nulla, e giustifica il Nulla nella sua futile follia, la pretesa che qualcosa sia stabile, facendoci consapevoli di un metodo di Magia, grazie alla cui pratica possiamo essere partecipi al piacere di tale processo.
Il Mago deve ideare da sé una tecnica precisa per distruggere il 'male'. L'essenza di tale pratica consisterà nell'addestrare la mente e il corpo ad affrontare le cose che causano paura, dolore, disgusto,[2] vergongna e così via. Deve imparare a sopportarle, a divenire indifferente, poi ad analizzarle fino a quando gli daranno piacere o insegnamento, e infine ad apprezzarle per se stesso, quali aspetti della Verità. Fatto questo, egli deve abbandonarle, se sono veramente dannose per la salute o per il suo bene. Inoltre, la nostra scelta tra i 'mali' è limitata a quelli che non possono causarci danni irreparabili. Per esempio, ci si deve esercitare a odorare l'assafetida, fino a quando la si trova gradevole; ma non certo a odorare arsenico o acido cianidrico. Si può avere una relazione con una donna vecchia e brutta fino a quando si vede e si ama la stella che in realtà essa è; ma sarebbe troppo pericoloso vincere il disgusto verso la disonestà imponendosi di dedicarsi al borseggio! Gli atti che sono essenzialmente disonorevoli non devono venir compiuti; devono essere giustificati solo attraverso la calma contemplazione della loro legittimità in casi astratti.
L'amore è una virtù, e diviene più forte e più duro e meno egoistico se lo si rivolge a ciò che si aborrisce; ma il furto è un vizio, e sottintende l'idea, degna d'uno schiavo, che il nostro prossimo è superiore a noi. E' ammirevole solo in quanto ha il potere di sviluppare certe qualità morali e mentali in tipi primitivi, di impedire l'atrofia di facoltà come la nostra vigilanza, e in quanto aggiunge interesse a "quella tragedia che è l'Uomo".
Il delitto, la follia, la malattia e simili fenomeni devono essere contemplati con la più completa libertà dalla paura, dall'avversione e dalla vergogna. Altrimenti non sapremo vedere in modo esatto né interpretare con intelligenza; allora non saremo in grado di vincerli. Gli anatomisti e i fisiologi, lottando nelle tenebre con la morte, hanno conquistato all'umanità l'igiene, la chirurgia, la profilassi e tutto il resto. GLi antropologi, gli archeologi, i fisici e gli altri scenziati, rischiando la tortura, il rogo, l'infamia e l'ostracismo, hanno fatto a pezzi la ragnatela della superstizione e l'idolo mostruoso della Morale, il Moloch sanguinario che per tutta la storia si è nutrito di carne umana. Ogni frammento di quel coprolito si manifesta come immagine di qualche lussuria brutale, di qualche torpida stupidità, di qualche istinto ignorante o di qualche paura furtiva foggiata nella sua stessa mente selvaggia.
In verità, neppure ora l'Uomo è interamente libero. Viene ancora calpestato dagli zoccoli dei muli frenetici che l'incubo ha generato da lui, le sue forze creative che non ha saputo domare, gli spettri sterili che ha chiamato dèi. Il loro mistero ancora intimorisce gli uomini, che tremano e paventano, e non osano affrontare i fantasmi. Il feticcio abbattuto appare ancora temibile; li atterrisce il pensiero che non vi è più un idolo da adorare cantando inni, e da placare con la carne del loro primogenito. Tutti si trascinano nel fango sanguinoso per afferrarne un frammento da conservare come reliquia, da venerare e da servire.
Ancora oggi, perciò, una massa di vermi brulica sulla carogna della terra, una confraternita legata dalla cieca bramosia per la putredine. La scienza esita ancora a radere al suolo il tempio di Rimmon, anche se di anno in anno diventano più numerosi i suoi figli spazientiti della prudenza di Naaman. Il Consiglio Privato del Regno dell'Anima Umana siede, in segreto, in seduta permanente; non osa infrangere la morale sofrana, riducendola in frammenti sgretolati di pregiudizi climatici, tribali e personali, corrotti dall'azione dell'astuta ambizione, dell'impulso insano, dell'arroganza ignorante, dell'isterismo superstizioso, della paura che foggia falsità sulla pietra tombale della Verità assassinata e sepolta nella nera terra dell'Oblio. La filosofia morale, la psicologia, l'antropologia, la psicopatologia, la fisiologia e molti altri figli della saggezza ben sanno che le leggi dell'Etica sono un caos di convenzioni confuse, nella migliore delle ipotesi fondate su costumi adatti a certe condizioni, ma più spesso sull'astuzia o sul capriccio dei bruti più selvaggi, spiegati, furbi e assetati di sangue, per rafforzare il loro potere o per assecondare il loro amore per la crudeltà. Non esiste un solo principio, sia pure falso, che possa conferire coerenza alle concezioni etiche. Eppure gli stessi uomini che hanno frantumato Moloch, e hanno sparso sulla terra i suoi resti informi, impallidiscono quando bisbigliano tra loro: "Finché Moloch regnava tutti gli uomini erano legati da un'unica legge, e dagli oracoli di quanti, sapendo la verità, non ne avevano paura, ma erano i suoi sacerdoti e i custodi del suo mistero. E adesso? Come può uno di noi, per quanto saggio e forte, convincere gli uomini ad agire di concerto, ora che ciascuno prega il suo frammento del Dio, eppure sa che ogni altro frammento è inutile polvere di sogno, sterco di scimmi, osso della tradizione o altro?".
La scienza, quindi, incomincia a comprendere che forse gli Iniziati non si erano dimostrati sciocchi ed egoisti quando avevano stabilito la regola del silenzio e avevano protetto la loro filosofia dagli sguardi profani. Tuttavia spera ancora che il male non sia mortale e che le cose continuino come al solito finché la seduta segreta abbia deciso un piano d'azione.
E' sempre stato fatale, quando qualcuno scopre troppe cose troppo all'improvviso. Se Giovanni Huss avesse stranazzato di più come una gallina, sarebbe sopravvissuto e sarebbe stato stimato per le sue uova. Negli ultimi cinquant'anni la scure dell'analisi si è abbattuta sulle radici di ogni assioma; vi sono i superficiali che si accontentano di cogliere i virgulti fioriti delle nostre credenze, o i rami dei nostri strumenti intellettuali. Non possiamo più affermare una sola proposizione, se non ci difendiamo enumerando un'interminabile quantità di condizioni da ipotizzare.
Questa digressione si è protratta troppo a lungo: ma è stata ispirata dalla Saggezza, per avvertire l'Impetuosità dei pericoli che attendono persino la Sincerità, l'Energia e l'Intelligenza quando non si mostrano adatte al loro ambiente.
Il Mago deve essere molto cauto nell'uso dei suoi poteri; deve compiere ogni atto non solo in armonia con la sua Volontà, ma anche con la convenienza della sua posizione. Può essere mia volontà raggiungere i piedi di un precipizio; ma il modo più semplice, più rapido, più diretto, meno ostacolato, il metodo del minimo sforzo, sarebbe buttarsi giù. Avrei distrutto la mia volontà nell'atto di esaudirla, o di esaudire ciò che avevo scambiato per essa; perché la vera volontà non ha meta; la sua natura è Andare. Analogamente, una parabola è vincolata da un'unica legge, che ne stabilisce le relazioni con due linee rette ad ogni punto: eppure non ha fine al di fuori dell'infinito, e cambia continuamente direzione. L'iniziato, il quale sa Chi è, può sempre controllare la propria condotta facendo riferimento agli elementi determinanti della sua curva, e può calcolare il suo passato, il suo futuro, il suo orientamento e il retto percorso, in ogni dato momento; può persino comprendere se stesso quale idea semplice. Può giungere a misurare le altre parabole, le ellissi che incrociano il suo percorso, le iperboli che coprono lo spazio tutto con le ali gemelle. Forse egli può giungere, alla fine, balzando oltre i limiti della sua stessa legge, a concepire quell'oltraggio sublime e stupendo alla Ragione che è il Cono! E' assolutamente imperscrutabile per lui, eppure egli è conscio che esiste nella sua natura, che gli è necessario, è da esso ordinato, e da esso è scaturito... dai lombi di un Padre tanto temibile! Il suo infinito diventa zero in rapporto a quello del più piccolo frammento del solido. Egli quasi non esiste.Trilioni e trilioni di esseri come lui non basterebbero a varcare la frontiera della larghezza, l'idea che è giunto a intuire solo perché si è sentito legato da una potenza misteriosa. Eppure la larghezza è egualmente nulla, in presenza del Cono. La sua prima concezione deve essere evidentemente uno spasmo frenetico, informe, insano, inclassificabile come pensiero articolato. Eppure, se egli sviluppa le facoltà della propria mente, più lo conosce e più capisce che la natura del Cono è uguale alla sua, nella misura in cui è possibile un confronto.
La Vera Volontà è quindi determinata dalle sue equazioni e nello stesso tempo è libera perché tali equazioni sono semplicemente il suo nome scritto a tutte lettere. La sensazione di schiavitù deriva dalla sua incapacità di leggerlo; la sensazione che il male esista per ostacolarlo nasce quando egli comincia a imparare a leggere, legge nel modo errato e persevera nella convinzione che quell'errore costituisca un miglioramento.
Noi sappiamo una cosa soltanto. Esistenza assoluta, moto assoluto, direzione assoluta simultaneità assoluta, verità assoluta, e tutte le idee del genere non hanno e non possono mai avere un significato reale. Se un uomo in preda al delirium tremens cande nel fiume Hudson, può ricordare il proverbio e aggrapparsi a una pagliuzza immaginaria. Le parole come 'verità' sono simili a quella pagliuzza. L'invenzione nasconde la confusione del pensiero, ne nega l'impotenza. Questo paragrafo incomincia con "Noi sappiamo"; eppure, interrogati, 'noi, ci siamo affrettati a negare la possibilità di possedere la conoscenza, persino di definirla. Per il filosofo-parabola, cosa potrebbe essere più certo del fatto che egli può essere avvicinato in due modi, e in due soltanto? QUesta certezza costituirebbe poco meno del suo partrimonio totale di conoscenza, comportato dalla teoria della sua definizione di se stesso, e confermato da ogni singola esperienza. Egli potrebbe ricevere impressioni solo incontrando A, o venendo raggiunto da B. Eppure si sbaglierebbe in un numero infinito di modi. Vi sono quindi Aleph-Zero possibilità che in ogni dato momento un uomo si trovi totalmente trasformato. E può darsi che il nostro attuale sbigottimento sia dovuto al fatto che riconosciamo l'esistenza di una nuova dimensione del pensiero, che sembra tanto 'imprerscrutabilmente infinita' e 'assurda' e 'immorale' perché non l'abbiamo studiata abbastanza a lungo per capire che le sue leggi sono identiche alle nostre, sebbene estese ad altre concezioni. La scoperta della radioattività ha creato per qualche tempo il caos nella chimica e nella fisica; ma ben presto ha condotto a un'interpretazione più ampia delle vecchie idee. Ha disperso molte difficoltà, ha armonizzato molte discordanze e soprattutto ha dimostrato che la sostanza dell'Universo è una semplicità di Luce e di Vite, dotata dell'illimitata libertà di godere l'Amore combinando le sue unità in modi diversi per comporre gli atomi, a loro volta capaci di un'auto-realizzazione più profonda attraverso nuove complessità e organizzazioni, ognuna con i suoi poteri e piaceri caratteristici, ognuna avviata sulla sua strada attraverso il mondo in cui tutte le cose sono possibili. Ha rivelato l'onnipresenza di Hadit identico a Se Stesso, e che tuttavia realizza Se stesso dividendo in episodi le sue interrelazioni con Nuit, e ogni forma della sua energia è isolata da ogni aspetto della ricettività di Lei, e la gioia sviluppa continuamente la gioia, da complesso a complesso. Era la voce della Natura che si destava all'alba dell'Eone, mentre Aiwaz proferiva la Parola della Legge di Thelema.
Quindi, colui che spesso ivoca vedrà anche il Fuoco senza Forma, e tremerà e sbalordirà; ma se prolunga la sua meditazione, lo risolverà in simboli coerenti e intelligibili, e udirà le parole articolate di quel Fuoco, ne interpreterà il tuono come una piccola voce sommessa entro il suo cuore. E il Fuoco rivelerà ai suoi occhi la sua vera immagine nel vero splendore; e dirà al suo orecchio il Mistero che è il suo vero Nome.
Questa è poi la virtù della Magia della Bestia 666, e il canone del suo retto uso: distruggere la tendenza a discriminare tra due cose in teoria, e in pratica penetrare i veli di ogni santuario, avanzando per abbracciare ogni immagine; perché non ve ne è alcuna che non sia in verità Iside. L'Intimo è una sola cosa con l'Intimo; eppure la forma dell'Uno non è una sola cosa con l'Intimo; eppure la forma dell'Uno non è la forma dell'altro; l'intimità esige l'appropriatezza. Perciò colui ceh vive d'aria non deve avere l'ardire di respirare l'acqua. Ma la padronanza giunge gradualmente; e crescerà in colui che non fatica, coraggio e pazienza dona la vita per comprendere tutto ciò che lo circonda e per vincerlo. "La parola del Peccato è Restrizione": perciò cerca la Rettitudine, indagando sull'Inquita, e fortifica se stesso per sconfiggerla.

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1. Boleskine House si trova sul Loch Ness, a 17 miglia da Inverness, latitudine 57 e 14 N; longitudine 4 e 28 O.
2. Il popolo inglese ha fatto due rivoluzioni per liberarsi della frode e della tirannia del Papismo, che adesso ci si sta riprovando; e se dobbiamo fare una terza rivoluzione, distruggiamo il germe stesso!

 

(Amore Eterno)